Il metodo socratico è così apprezzato, diffuso, venerato ed insegnato perchè è l’istituzionalizzazione del plagio, da sempre molto utile al potere


Il tanto famoso, o meglio famigerato “metodo socratico” è in realtà l’istituzionalizzazone del plagio.

Ricordo innanzitutto in cosa consiste il metodo socratico per chi non lo conoscesse.

Esso si sviluppa in due momenti, uno per così dire distruttivo, cioè l’ IRONIA, e l’altro per così dire costruttivo, cioè la MAIEUTICA.

Come si manifesta il metodo socratico ?

Il Socrate sostiene che il primo momento, cioè quello dell’ IRONIA, servirebbe a togliere dalla testa dell’interlocutore le “false certezze” per poi instillare nell’interlocutore le “vere verità”, in un secondo momento, dopo aver spazzato via le “false certezze”.

Tutto questo il Socrate lo fa dopo aver detto ripetutamente a tutti che lui è il più grande dei sapienti perchè “sa di non sapere”.

A questo punto uno si potrebbe chiedere come fa il Socrate a portare le “vere verità” ed a proprorsi come quello che porta le “vere verità” se non solo non sa ma sa anche di non sapere.

Una domanda assolutamente legittima dal punto di vista gnoseologico, ma che non tiene ingenuamente conto che quella di Socrate è uan furbata: la stessa furbata della finta umiltà e del tanto amore poi riproposte da tutte le religioni per convertire ed “acchiappare” discepoli.

Porsi in modo non aggressivo verso l’interlocutore, o come sarebbe meglio dire verso il “plagiando”, proponendosi come “uno che sa di non sapere” e non in modo esplicito come uno che vuole convincere, o addirittura plagiare, serve psicologicamente ad aumentare le probabilità di portare le prorpie convinzioni all’altro e di imporre il plagio.

E’ la tecnica mutuata da Socrate e poi usata da duemila anni dai cristiani, di cui più volte ho parlato in questo blog: porsi in modo non aggressivo verso l’interlocutore, dicendo addirittura di amarlo, per blandire la sua aggressività e superare le sue barriere.

E’ la tecnica di vendita che la società dei consumi ha preso pari pari da Socrate, che l’ha inventata, e dal cristianesimo, che l’ha poi usata con successo per duemila anni, come detto più volte sempre su questo blog.

Una volta “acchiappato”l’interlocutore ponendosi verso di lui in modo non aggressivo, ma umile ed amorevole, presentandosi come “quello che sa di non sapere”, per blandire la sua aggressività e superare le sue barriere critiche e difensive, è gioco facile per il Socrate e per i suoi emuli realizzare il plagio.

Lo si fa appunto col METODO SOCRATICO, cioè con una tecnica istituzionalizzata di plagio: prima l’ IRONIA, per ridicolizzare e sgretolare le convinzioni dell’interlocutore, poi la MAIEUTICA, per portare le “vere verità”, che sono, manco a dirlo, quelle del Socrate e dei suoi emuli.

In realtà quel che accade naturalmente in una qualunque comunicazione ed in qualunque dialogo è che ognuno dei diaaoganti ha naturalmente le sue convinzioni, le sue idee, il suo modo di pensare e di vivere ed è altrettanto naturalmente portato a convincere gli altri delle sue convinzioni, delle sue idee e del suo modo di pensare e di vivere.

Di qui la parola DIALOGO, che vuol dire appunto “discorso tra due”.

Nel momento stesso in cui si parla o si scrive, cioè si comunica con qualcun’ altro, le proprie parole ed i propri scritti “si riempiono” per forza delle proprie convinzioni e delle proprie idee, ed il dialogo con l’altro ha appunto lo scopo di convincerlo delle proprie idee, del proprio modo di pensare e di vivere.

Sarebbe dunque cosa buona e giusta dare per scontato tutto ciò ed ammetterlo esplicitamente in ogni dialogo, in ogni comunicazione con l’altro.

In realtà gli individui che si pongono onestamente nel dialogo con gli altri premettono onestamente quel presupposto, e cioè che il loro scopo è quello di convincere, usando tutti gli argomenti possibili per convincere, per poi accettare serenamente che questo non è possibile, se non risulta possibile, accettando, altrettanto serenamente, che ognuno rimanga delle sue convinzioni, delle sue idee e col suo modo di pensare e di vivere.

Tutto questo, ovviamente, senza parlare neanche per un attimo di “vere verità” per le proprie convinzioni e/o di “false certezze da estirpare” per quelle degli altri.

Un approccio onesto alla comunicazione ed al dialogo è insomma quello paritario tra due individui, tra due esemplari della specie Homo Sapiens, ognuno dei quali ha delle idee e delle convinzioni, ed ammette esplicitamente di averle, e parla con l’altro per convincerlo, ammettendo altrettanto esplicitamente di volerlo convincere.

E’ perciò ovvio che chi invece approccia l’altro per “spazzare via le sue false certezze nel momento ironico” e “portare le vere verità con il momento maieutico” per di più dopo aver detto di “sapere di non sapere” ha verso l’altro un approccio subdolo e disonesto, che parte per di più dalla premessa, del tutto assurda, di possedere una “vera veritࣔ da portare all’altro.

La conclusione ?

Non prendete in considerazione neanche per un attimo chi si presenta in modo socratico, con tanto di umile constatazione della propria ignoranza, ironia per sgretolare le vostre “false certezze” e maieutica per “portare le false verità.

In realtà, come tutti, egli ha delle convinzioni e sta cercando di convincere gli altri, come è perlatro suo diritto,  delle siue convinzioni.

Si tratta semplicemente di scoprire il suo gioco e di farlo poi a carte scoperte: a quel punto ognuno proporrà le sue convinzioni e porterà le sue argomentazioni per convincere l’ altro, per poi ascoltare le argomentazioni dell’altro, che a dsua volta ha delle opinioni che vuole convincerlo.

In questo modo il dialogo va avanti in modo chiaro e trasparente, fino a giungere ad un momento finale in cui uno convincerà l’altro, l’altro convincerà l’uno, oppure l’uno e l’altro rimarranno semplicemente della loro opinione.

 

 

 

 

 

 

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