Liberiamo commercianti, cassiere e commesse dalla tecnica di vendita che li obbliga a sorridere, salutare e fingere di interessarsi del cliente per vendere. Poniamo fine a questa orrenda prostituzione del corpo degli addetti alla vendita.

Trovo tristissima e patetica l’immagine del commerciante costretto a sorridere a tutti, per bisogno, per vendere la sua merce, ma ancor più quella del commesso/a e del cassiere/a costretti a fare la stessa cosa, nel loro caso soltanto per beccarsi uno stipendio.

Le poche volte che entro in un qualunque negozio o centro commerciale per procurarmi ciò di cui hai bisogno per vivere (riduco, per scelta, i miei consumi a quelli effettivamente necessari) vedo, sempre e comunque, ‘sti poveracci costretti a tenere in faccia dalla mattina alla sera un terribile ghigno fisso che dovrebbe significare “ti voglio bene”, “mi interesso di te”, o roba del genere, rivolto a tutti i clienti, a qualunque ora della giornata, dalle nove della mattina alle otto di sera.

A volte provo ad esasperarli, a provocarli con richieste sempre più assurde e fuori luogo, in attesa speranzosa di una reazione umana, di un sano e naturale “vaffanculo”, di un istintivo e spontaneo “hai rotto i coglioni” che restituisca loro libertà e dignità, ma non c’è nulla da fare: qualunque cosa gli fai i poveracci continuano a sorridere, mantengono la loro maschera imperturbabile, quella che gli hanno insegnato, in appositi corsi di vendita, a tenere sempre fissa in faccia per vendere di più.

A volte giungo anche a dirgli che quando entro in un negozio, in ogni caso, so già cosa devo comprare e compro solo quello, quindi i loro sorrisi, i loro finti interessi, i loro saluti non aumenterebbero in ogni caso le loro vendite, ma anche questo non sortisce alcun effetto.

Rimane, fisso ed imperturbabile quel disumano “ghigno in faccia” da automi.


E poi “buongiorno”, “buonasera”, “buona domenica” se è sabato, “buon week-end” se è venerdì, “buon natale” se è natale, “buona pasqua” se è pasqua, “come sta la signora”, “come stanno i bambini” et ceteras et ceteras

Tutto uno stillicidio di sorrisi, saluti, auguri a cui i poveracci sono costretti da una tecnica di vendita che gli viene imposta, a cui vengono educati, o per dir meglio plagiati, e che sono cotretti ad attuare ogni giorno per bisogno, per guadagnarsi di che vivere, nel caso dei comercianti, o semplicemente per mettere insieme il pranzo con la cena, nel caso di commesse e cassiere.

Una terribile e disumana tecnica di vendita che mette la merce, la robbbba, la necessità di vendere e di guadagnare al di sopra di tutto, e che finisce per prostituire degli esseri umani, i loro corpi ed i loro  visi per ottenere il suo scopo.

Il risultato finale è che, come tante puttane, sono tutti costretti, per vendere una merce, a vendere se stessi, il proprio corpo, il proprio viso, il proprio sorriso.

Questa è, secondo me, l’immagine più significativa del livello di abiezione a cui la società della produzione e del consumo, del denaro e dell’usura riduce gli esemplari della specie Homo Sapiens: la merce da vendere, il denaro, il profitto sono lo scopo finale e per quello scopo si può anche prostituire se stessi.

Una situazione che esiste da secoli nella società umana, come lo scambio di merci, l’acquisto e la vendita di ciò che serve per vivere, che si limitava a comprare e vendere gli oggetti di cui ognuno aveva bisogno, valutandone utilità, necessità e qualità, si è trasformata in una specie di PROSTITUZIONE DI MASSA, in cui gli individui addetti alle vendite sono costretti a vendere i propri corpi, i propri visi, i propri sorrisi, i propri saluti, i propri auguri, per vendere e/o per vendere di più.

Una tecnica di vendita della merce diventa una tecnica di vendita di se stessi che si allarga a tutti i settori della vita, passando dalla politica fino ad allargarsi alle relazioni umane tout court, in cui il “saper sorridere a comiando”, il “ghigno fisso in faccia” diventa un passepartout indispensabile per tessere relazioni sociali, promuovere se stessi e spesso anche per trovare un lavoro, per cui spesso il “ghigno fisso in faccia” il “saper sorridere” è più importante della capacità e della competenza.

Inutile aggiungere poi, perchè tutti lo vedono ogni giorno nella vita pubblica, che sempre più specco, orami qiuasi sempre, si comincia prostituendo il proprio sorriso o i propri saluti e si finisce prostiutendo il proprio corpo per avere un lavoro più o meno redditizio, dalla commessa alla consigliera regionale al ministro.



Una terribile involuzione in cui il modello di
riferimento da seguire per avere successo e soldi è la puttana, ed in cui la prostituzione diventa un passaggio necessario, indispensabile ed ineludibile,  per avere carriera, successo e soldi.

Un sistema compiuto e perfetto, totalitario, che raggiunge il suo apice, il suo trionfo finale allorchè ai vertici della società umana arriva chi meglio di tutti ha imparato a proporre il gihgno fisso ed il finto interesse per gli altri.

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3 thoughts on “Liberiamo commercianti, cassiere e commesse dalla tecnica di vendita che li obbliga a sorridere, salutare e fingere di interessarsi del cliente per vendere. Poniamo fine a questa orrenda prostituzione del corpo degli addetti alla vendita.

  1. Scusa, ma dove li vedi tutti questi venditori così sorridenti? Io li trovo spesso indifferenti, se non scontrosi e antipatici, il che mi impedisce, se non ne ho l’estrema necessità, di tornare in quel negozio. Tante volte il vaffanculo se lo meritano loro. Non voglio dire che debbano essere ai tuoi piedi, a volte sono persino invadenti col loro “posso aiutarla?”, ma il minimo sindacale di educazione e gentilezza è richiesto da un cliente che contribuisce a pagare il loro stipendio. Poi se il cliente è un rompicoglioni fa parte dei rischi del mestiere. Se non ti piace essere a contatto col pubblico stai a casa e apri un blog privato dove puoi commentare solo tu. 🙂

    • Mah..
      A me, quando entro in un negozio o mi dicono CHE VUOI STRONZO ? oppure COSA LE SERVE SIGNORE ? sempre quello che avevo deciso di comprare prima compro..

  2. Si vede che sono più sensibile. Se mi dicono “che vuoi stronzo?” me ne esco di corsa, se mi stendono il tappeto rosso preeferisco che mi facciano un consistente sconto, se sono invadenti e vogliono farmi comprare quello che vogliono loro non ci torno più.

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